La gerarchia cattolica PDF Stampa E-mail
Scritto da Il Riformatore   
Venerdì 21 Novembre 2008 22:32

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Abate
Abate Nullius
Accolito
Amministratore Diocesiano
Archimandrita
Arcidiacono
Arciprete
Arcivescovo
Arcivescovo Maggiore
Arcivescovo Residenziale
Arcivescovo Titolare
Badessa
Badessa Nullius
Catechista
Canonico
Cappellano di S.S.
Cardinale
Chierico
Chierichetto
Ciambellano

Decano
Diacono
Eparca
Episcopo
Esarca
Ieromonaco
Lettore
Metropolita
Ordinario
Papa
Papa Nero
Parroco
Patriarca
Patriaca Minore
Prefetto Apostolico
Prefetto di Prelatura
Prelatizio
Prelato d'Onore
Prelato Nullius

Presbitero
Prete
Primate
Protonotario Apostolico
Scolaste
Sottodiacono
Suffraganeo
Superiore Generale
Superiore Locale
Superiore Provinciale
Vescovo
Vescovo Titolare
Vicario Apostolico
Vicario Canonico
Vicario Episcopale
Vicario Foraneo
Vicario Generale
Vicario Parrocchiale

INTRODUZIONE


Il termine “gerarchia” deriva da due termini greci: hierós (=sacro) ed archeía (=comando); esso originariamente comprendeva l'ordinamento di tutti i credenti della Chiesa ma in seguito passò a definire la suddivisione in gradi del clero, cioè di tutti coloro che avevano ricevuto il sacramento dell'Ordine. Tutte le Chiese che adottano una gerarchia interna (ortodossi, cattolici, anglicani…) conoscono una suddivisione in tre gradi fondamentali:

episcopi o vescovi (1)

presbiteri o preti

diaconi

Origine ed uso del termine
Lo pseudo-Dionigi è il primo autore ad inferire una specifica gerarchia alla Chiesa:

i laici

i religiosi

i chierici.

Nessuno di questi ordini era considerato piú “sacro” dell'altro, tant'è che i santi venivano da tutte e tre le categorie. Tuttavia una evoluzione secolare ha fatto sí che vi fosse una crescente attribuzione d'autorità –non solo spirituale- ai gradi superiori della gerarchia.
Infine il termine venne associato sempre piú specificatamente a quei membri della Chiesa che ricoprivano cariche di guida spirituale –e non solo- ed è oggi usato per indicare l'articolazione dei gradi, tant'è che nell'uso comune si parla di “gerarchia” per ogni organizzazione (scusate il bisticcio) gerarchica, cioè nella quale vi sia un «rapporto intercedente fra autorità individuali di grado diverso». Il termine “gerarchia” è di fatto intercambiabile con “magistero”, che indica l'insegnamento ufficiale esercitato dai vescovi.
Due millenni di storia hanno inoltre aggiunto nuovi ufficî e titoli alla Chiesa, specialmente quella cattolica, influenzati dall'ordinamento dell'Impero Romano prima e feudale poi; in questa sede ripasseremo tutti i titoli (anche onorifici) previsti dalla Chiesa cattolica seguendo l'ordine ascendente d'importanza.

Concetti fondamentali
Prima di procedere all'esposizione della gerarchia, è necessario introdurre una serie di termini e concetti fondamentali:

per la Chiesa i diretti successori degli apostoli nell'insegnamento e nell'amministrazione della dottrina sono i vescovi (e tutti quelli del loro ordine: arcivescovi, patriarchi ecc.);

il vescovo ha il governo spirituale di una diocesi; essi, riuniti tutti insieme nel collegio dei vescovi, governano la Chiesa intera.

'Chiesa’ deriva dal greco antico ekklesía, cioè “assemblea popolare”.

Possiamo immaginare
la Chiesa cattolica come una confederazione di Chiese autonome, con riti e governi proprî, nella quale la piú importante è quella Romana, sia per il numero di fedeli sia perché il capo della Chiesa cattolica romana (il papa) è anche la guida di tutti gli altri capi delle altre Chiese “sorelle”.(2) Queste Chiese sono dette “unite” perché ritornate nel cattolicesimo dopo uno scisma e per lo stesso motivo i loro fedeli son detti “uniati”. Sono anche dette “orientali” perché asiatiche od est-europee, e sono:

Chiesa di rito bizantino dei ruteni (ritornata nel 1595)

Chiesa di rito bizantino dei romeni di Transilvania (1697)

Chiesa malankaresi od uniati siro-occidentali (nell'India meridionale)

Armeni

Copti

Caldei

Albanesi (specie in Italia)

Greci

Croati

Bulgari

ecc.

Queste Chiese spesso convivono con una Chiesa scismatica dello stesso rito, che sarebbe a dire un'organizzazione uguale ma che non riconosce l'autorità del papa. Ma ci ritorneremo piú sotto.(3)

la diocesi è un territorio sopra il quale un vescovo (od un abate nullius) ha la propria giurisdizione. ‘Diocesi’ deriva dal greco antico dioíkesis, “amministrazione”.
Il mondo cattolico è nella maggior parte suddiviso in “provincie ecclesiastiche”, territorî sotto la guida –piú che altro onorifica- di un arcivescovo; esse sono a loro volta suddivise in diocesi: “metropolitana” è la diocesi di diretta competenza dell'arcivescovo; “suffraganea” è la diocesi dei vescovi sottostanti all'arcivescovo (che è anche detto “metropolita”): un po' come regione e provincia, ma nella quale il presidente della regione lo è anche della provincia del capoluogo. Per esempio, nella provincia ecclesiastica di Torino la diocesi di Susa è suffraganea e la diocesi di Torino è metropolitana.
Ci sono comunque delle eccezioni: per esempio, il vescovo di Otranto ha il titolo arcivescovile pur essendo suffraganeo di Lecce. “Diocesi immediatamente soggette alla S. Sede” sono delle diocesi che per qualche motivo sono al di fuori delle provincie ecclesiastiche ed il loro metropolita è il papa.

“ministero” indica in religione l'attività svolta da preti e vescovi, ed indica anche «gli uffici del lettorato e dell'accolitato, che un tempo facevano parte degli ordini cosiddetti minori aboliti» con la riforma del 1972.

“ordinario” è una «qualifica attribuita al pontefice, ai vescovi diocesani, a coloro che sono preposti a una chiesa particolare, ai vicari generali, ai superiori maggiori delle comunità pontificie e delle società di diritto apostolico pontificie».

il “beneficio”, detto anche “prebenda” (che piú propriamente sarebbero i guadagni derivanti dal beneficio) se oggigiorno è la concessione di una qualche esenzione concessa dalla Conferenza Episcopale del Paese di pertinenza, era nel medioevo la concessione di qualche bene della Chiesa fatta dal papa a qualcuno: quindi era uno dei maggiori carburanti a quel malcostume ecclesiastico che tanto clamore suscitò all'epoca, perché spesso si davano le rendite di parrocchie, d'abbazie e talora d'intere diocesi ad individui indegni, talora pure laici, che o potevano contare sulla raccomandazione di qualche prelato influente oppure che addirittura pagavano per poter poi sfruttare questo loro 'investimento'.

Il diritto canonico è quell'insieme di leggi che regolano la vita ecclesiastica; esse possono venire cambiate od indultate, a differenza dei dogmi, che stabiliscono la verità di fede.

L'aggettivo 'pastorale' è riferito «ai ministri del culto e, specialmente, ai vescovi»; 'apostolico' al «papa, come successore degli apostoli».

Nota araldica:

il cappello che vien posto sopra gli scudi dei prelati (da cui “prelatizio”) è un cappello da pellegrino con la tesa molto ampia (stile Clint Eastwood) trapassata da due cordoni che terminano con una serie di fiocchi. In genere è verde per tutti i vescovi ed i preti di grado superiore, paonazzo per i prelati della corte pontificia e nero per gli altri preti, i priori, gli abati e gli altri sacerdoti.

Il 'pastorale' è un bastone con la parte alta ricurva e la bassa a punta, nel rito latino, mentre nei riti orientali ha due punte ricurve che quando si toccano sostengono un globo sormontato da una croce.

Il 'pallio' è un nastro circolare ornato di croci nere

La 'mitria', o 'mitra', è un copricapo liturgico a forma semi-ovale o piramidale, origine simbolo del pontefice e dei cardinali fu concessa nel secolo XI ai vescovi –che ce l'hanno dorata- ed agli abati ed ai canonici, che l'hanno di colore bianco (“semplice”).



ORDINI MINORI


I. LETTORE
Il “Lettore” «nella Chiesa antica aveva l'ufficio di leggere le letture bibliche durante la messa e la divina ufficiatura; nel medioevo spesso il lettore era anche cantore.» In séguito divenne un ufficio laico conferito ai seminaristi in preparazione per diventar preti. Durante la messa è possibile, per dei laici, svolgere «l'ufficio di lettore ma per la sola lezione profetica o epistola».

II. ACCOLITO
Termine derivante dal greco antico akólythos che vuol dire “compagno di vita”. “Accolito” era primieramente un ordine minore, in séguito divenne un ufficio laico conferito ai seminaristi in preparazione per diventar preti. «Il compito degli accoliti consiste nell'accompagnare e aiutare il diacono e il suddiacono nelle funzioni liturgiche, nonché di distribuire l'eucaristia.» La loro funzione è svolta nelle parrocchie da ministri laici chiamati “servitori all'altare” o “chierichetti”.

III. CATECHISTA
Termine derivante dal greco antico katechismós, cioè “insegnamento religioso fatto a voce”. Si tratta d'un ministro laico al quale la diocesi conferisce l'ufficio di insegnar la fede.

IV. SCOLASTE DIOCESANO
È colui che ha finito i proprî corsi in seminario ma non ha ancora ricevuto l'ordinazione sacerdotale né riveste un ministero pastorale.

V. SOTTODIACONO
Nelle Chiese orientali il sottodiacono è un ordine minore, oppure un ufficio laico conferito a coloro che si preparano a diventar preti e che servono ed assistono durante la liturgia.

VI. DIACONO
Termine derivante dal greco antico diákonos, cioè “ministro”. Il diacono è un «ministro del culto che ha ricevuto l'ordine sacro immediatamente inferiore al sacerdozio.» Egli vien ordinato dal vescovo che gli impone le mani, lo riveste della stola e della dalmatica, quindi gli consegna il Vangelo. «L'età richiesta è di ventidue anni» ed è possibile esser sposati.
I diaconi aiutano il prete nella liturgia e possono, dietro autorizzazione, battezzare, «distribuire l'eucaristia, assistere al matrimonio, portare il viatico ai moribondi, leggere
la Sacra Scrittura, predicare, amministrare i sacramentali».

“Diaconi permanenti” o “diaconi parrocchiali” sono quei diaconi ritirati oppure quei laici che svolgono attività secolari e che servono nel loro ministero senza compenso.
“Diaconi di transizione” sono quei seminaristi che servono per qualche mese l'anno come diaconi in una specie di tirocinio.

VII. VICARIO PARROCCHIALE
In latino vicarius deriva da vicis, cioè “sostituto”. Sono noti anche come “pastori associati”.
I vicarî parrocchiali sono dei preti che assistono i parroci, quando «per la vastità della parrocchia o per infermità del parroco, lo aiutano nello svolgimento delle sue mansioni (vicari cooperatori o coadiutori), o lo suppliscono in sua assenza (vicari sostituti), o ne fanno le veci in caso di vacanza della parrocchia (vicari economi).»
NOTA: Quando la funzione di vicario parrocchiale non è svolta da un prete ordinato ma da un diacono o da un altro religioso od ancora da un laico, costui viene chiamato “assistente pastorale”; qualche volta ha delle funzioni specifiche come coordinare i piú giovani ministri della fede.

ORDINE PRESBITERALE


Lo stemma araldico dei preti è sormontato da un cappello nero dal quale pende un fiocco per lato. Ci si rivolge loro dandogli del “(reverendo) padre”, abbreviato in “p.”, oppure del “don”, abbreviazione di dominus, “signore” in latino.

VIII. IEROMONACO
È un termine bizantino indicante il prete che serve una comunità monastica. Deriva dal greco hierós, “sacro, prete”, e da 'monaco', termine derivante anch'esso dal greco antico, precisamente da mónos, “solo”.

IX. SUPERIORE LOCALE
È colui che dirige un'unità locale di una società di vita apostolica. Negli ordini femminili si chiama “madre superiora”.
Il suo stemma araldico è sormontato da un cappello nero dal quale pendono due fiocchi per lato.

X. PARROCO
Termine derivante dal greco antico párochos che significa “somministratore”.
Il parroco è un prete responsabile della cura spirituale d'una parrocchia sotto la direzione del vescovo ed in collaborazione col consiglio pastorale ed eventualmente altri chierici o laici (“vicarî cooperatori”, vedi sopra); il parroco si occupa anche della sua amministrazione economica.
La crescente diminuzione di sacerdoti degli ultimi decenni ha fatto sí che per l'ufficio di parroco in molti posti si dovesse ricorrere a ministri minori del culto.

XI. ARCIDIACONO

L'arcidiacono, nella Chiesa cattolica romana, «era originariamente il capo dei diaconi di una chiesa» ma oggi «è la prima dignità capitolare quando non sia attribuita per consuetudine all'arciprete. Di solito gli sono affidate dal vescovo particolari mansioni, come la visita ai parroci delle diocesi».
Nelle Chiese orientali, invece, può essere:
- il principale diacono d'un monastero bizantino
- un titolo onorario conferito al diacono piú anziano
- il principale prete d'una eparchia dei Caldei o dei Siro-malabaresi, che fa da maestro di cerimonie per il vescovo

XII. ARCIPRETE
L'arciprete «era, originariamente, il sacerdote di una chiesa cattedrale o collegiata che era stato ordinato prima di tutti gli altri.» Oggigiorno è un titolo onorifico che vien dato al sacerdote designato come il primo dei preti di una diocesi, sostituto del vescovo nelle cerimonie di culto, oppure, «in alcune diocesi, alcune diocesi, titolo dato al parroco di un distretto, corrispondente a quello di vicario foraneo o di decano» (vedi sotto).
Il suo stemma araldico è sormontato da un cappello verde dal quale pendono sei fiocchi per lato.

XIII. CAPPELLANO DI SUA SANTITÀ

A questa categoria di preti ci si rivolge dandogli del “monsignore”. Sono in tutto tre i tipi di presbiteri ai quali viene dato quest'appellativo, nella Chiesa cattolica.
“Cappellano di Sua Santità” è un titolo onorifico dato ai membri del Vaticano precedentemente noti come “Ciambellani”.
Il suo stemma araldico è sormontato da un cappello nero dal quale pendono tre fiocchi paonazzi per lato.

XIV. CANONICO
Termine che deriva dal latino canonicus, a sua volta da kanon, greco, cioè “regola”.
È un prete che fa parte del capitolo di una cattedrale; ci sono varî tipi di canonico, a seconda che abbiano o no una prebenda o l'obbligo di esercitare certe funzioni ecc. (“canonico” può anche esser usato come titolo onorifico per certi preti anziani).
Il blasone del canonico è sormontato da un cappello di colore nero con tre fiocchi dello stesso colore per ciascun lato.

XV. PRELATO D'ONORE DI SUA SANTITÀ
Seconda categoria di preti ai quali ci si rivolge dandogli del “monsignore”. È un titolo puramente onorifico conferito dal Vaticano a dei vescovi diocesani.
Il suo stemma araldico è sormontato da un cappello di porpora dal quale pendono sei fiocchi per lato.

XVI. VICARIO FORANEO (DECANO)
“Decano” deriva dal latino decanus, che indicava il sottufficiale al comando di dieci legionarî. È un titolo puramente onorifico in alcuni uffici, dato per esempio al vicario foraneo, capo di una decania, cioè un gruppo di parrocchie dentro una diocesi.
Il blasone del decano è sormontato da un cappello di colore nero con due fiocchi dello stesso colore per ciascun lato.

XVII. SUPERIORE PROVINCIALE
Detto anche solo “provinciale”, è colui che ha autorità e supervisione sopra i membri di un istituto religioso di una ripartizione territoriale che comprende piú superiori locali (vedi sopra).
Il suo stemma araldico è sormontato da un cappello nero dal quale pendono tre fiocchi per lato.

XVIII. PROTONOTARIO APOSTOLICO
Anche a questa categoria di preti vien dato del “monsignore”. Il protonotario titolare ha il compito di rogare gli atti di un collegio della Curia romana, ma questo titolo è anche usato come onorifico. Nel '400-'500 veniva spesso dato a figli illegittimi di cardinali influenti e papi (ad es. lo fu Cesare Borgia) e di laici potenti (come Sigismondo Gonzaga fratello del duca di Mantova).
Il suo stemma araldico è sormontato da un cappello di porpora dal quale pendono sei fiocchi rossi per lato.

XIX. VICARIO CANONICO
È un prete od un vescovo ausiliario che serve nella curia diocesana ed ha responsabilità particolare per una determinata funzione (ad es. c'è il Vicario giudiziario od il Vicario per l'Educazione).
Quando questa carica è affidata ad un diacono, un chierico minore od un laico il suo titolo è “Delegato del Vescovo” od altro (vedi sopra).

ORDINE EPISCOPALE


ai vescovi si dà del “monsignore”, abbreviato in “m.”; agli abati si dà del “padre”.

XX. VICARIO EPISCOPALE
In alcuni casi questo titolo viene conferito ai vescovi che fanno da vicarî canonici.

XXI. VICARIO GENERALE
“Vicario generale” è un vescovo od un prete che fa da vice per il vescovo, in caso di sua assenza, nella normale amministrazione della diocesi. Qualche volta il vicario generale fa da “Moderatore della Curia”, una specie di “primo ministro” del vescovo.
Il blasone dei vicarî generale, capitolare od episcopale è sormontato da un cappello di colore nero con sei fiocchi dello stesso colore per ciascun lato.

XXII. PREFETTO DI UNA PRELATURA PERSONALE
È un vescovo che guida una “prelatura personale” , cioè una società di chierici secolari stabilita dal papa per particolari funzioni apostoliche.
L'unica prelatura personale oggi è l'Opus Dei (1987, ma già esistente prima); recentemente Milingo ha chiesto provocatoriamente al papa di istituirgli una prelatura personale per i preti sposati.

XXIII. AMMINISTRATORE DIOCESANO
È come un vicario generale, perché sostituisce un vescovo ad interim nella sua diocesi, ma con meno potere perché le decisioni piú importanti non possono venire prese in sua presenza ma soltanto quando verrà consacrato il nuovo vescovo.

XXIV. PREFETTO APOSTOLICO
È un prete –ma non un prelato- colle stesse responsabilità di un Vicario apostolico.

XXV. VICARIO APOSTOLICO
Il vicario apostolico è l'equivalente cattolico romano dell'”esarca” orientale; si tratta di un prelato nominato dal papa per governare spiritualmente un territorio che non è ancora diventato una diocesi per diversi motivi, come la mancanza di ministri del culto o di risorse materiali.

XXVI. ESARCA
Derivante dal greco antico exarche´s, cioè “soprintendente”, era un termine usato anche in campo civile (gli esarchi di Ravenna erano i governatori bizantini della Romagna).
L'esarca governa, appunto, un esarcato, cioè una porzione del popolo di Dio che per particolari circostanze non è stato eretto a diocesi od eparchia (vedi sotto), in qualità di delegato dell'autorità che l'ha creato e non in virtù di una propria potestà episcopale. Per fare degli esempî,
la Chiesa ha creato diversi esarcati apostolici per i cattolici armeni in Francia, Stati Uniti, Germania ecc.



XXVII. ABATE E BADESSA
'Abate' deriva dall'aramaico abba, cioè “padre”; 'badessa' è la corruzione, correntemente usata, per “abatessa”. Comunque, il primo è il capo d'una comunità monastica maschile, la seconda d'una comunità monastica femminile. Ad ogni modo queste cariche sono sottoposte all'autorità del vescovo nella cui diocesi c'è il monastero.
«Salvo eccezioni, l'abate non ha carattere episcopale; è solo benedetto e non consacrato dal vescovo della sua diocesi. Sue insegne sono la croce, il pastorale e l'anello. Nelle cerimonie solenni porta, per privilegi speciali, calzari liturgici e mitra. L'abate assiste ai concilî» senza diritto di voto tranne che in alcuni casi. Il suo blasone consta d'un cappello nero dal quale pendono tre fiocchi per lato.
Nel medioevo vi era la figura dell’'abate commendatario': questi era un laico al quale il papa od un re concedevano come sinecura le rendite di un monastero che però s'amministrava da sé per mezzo del priore (una specie di vice-abate). La storia ricorda Crinán, abate laico di Dunkeld in Scozia, padre di re Duncan I: entrambi finirono accoppati dal famoso re Macbeth (famoso per la tragedia di Shakespeare, se non nessuno si ricorderebbe di lui).
Il blasone dell'abate è sormontato da un cappello di colore nero con sei fiocchi dello stesso colore per ciascun lato; pongono dietro lo scudo il pastorale velato in palo, (avevano diritto ad usare anche la mitria, sull'angolo destro del blasone).
Il blasone della badessa è invece sormontato da un pastorale d'argento e circondato da un rosario nero.

XXVIII. ABATE NULLIUS (O BADESSA NULLIUS)
“Nullius” sta per “nullius dioeceseos”, cioè “di nessuna diocesi” in latino.
'Abate nullius’ è il titolo dato ad un abate (od una badessa, anche se non mi pare che esistano) il quale è svincolato dall'autorità vescovile e governa le parrocchie circostanti il suo monastero (oltre, ovviamente, al monastero stesso).
Come i prelati nullius, il loro stemma è sormontato da un cappello di colore verde con sei fiocchi dello stesso colore per ciascun lato; pongono dietro lo scudo la croce o il pastorale con il velo.

XXIX. ARCHIMANDRITA
Derivante dal greco antico arche´s, capo, e mándra, recinto. È un titolo generalmente usato nelle Chiese cattoliche orientali per designare un abate che ha supervisione su piú monasteri ed altrettanti altri abati. Esiste anche la carica onorifica di archimandrita titolare.

XXX. PRELATO NULLIUS
“Nullius” sta per “nullius dioeceseos”, quindi 'prelato nullius' letteralmente indica un prelato non appartenente ad una diocesi, in effetti si tratta del capo d'una “prelatura territoriale”, cioè una diocesi senza tale titolo. In Italia c'è una prelatura a Loreto (PU). Come gli abati nullius, il loro stemma è sormontato da un cappello di colore verde con sei fiocchi dello stesso colore per ciascun lato; pongono dietro lo scudo la croce o il pastorale con il velo.

XXXI. SUPERIORE GENERALE DI UN ORDINE RELIGIOSO
Detto anche solo 'Generale', è il capo di un istituto di vita consacrata o di una società di vita apostolica, che esercita la sua autorità su tutte le provincie, case ed individui (ordinati e non) del suo ordine, secondo regole che variano da caso a caso.
Il suo blasone è sormontato da un cappello nero con sei fiocchi pendenti per ogni lato, tranne che per il Generale dei premonstratesi che ce ha tutto bianco.
Il Generale dei gesuiti è detto volgarmente “papa nero”.

XXXII. VESCOVO TITOLARE
È un titolo puramente onorifico conferito di solito a prelati di curia romana od ausiliarî (cioè che aiutano il vescovo in una diocesi) per dare loro il grado di vescovo senza coinvolgere diocesi veramente esistenti. Nominalmente sarebbe il capo di una diocesi esistente solo sulla carta perché da tempo soppressa od abbandonata. Fino al XX secolo era detto 'vescovo in partibus infidelibus' cioè “vescovo di una diocesi nei territorî infedeli” perché i nomi di queste diocesi platoniche erano quelli di città oggi ortodosse od islamiche.
Per fare un esempio, il prefetto della Casa pontificia negli ultimi tempi è stato m. Dino Monduzzi, vescovo titolare di Ischia, mentre l'ambasciatore del re di Baviera presso Pio VII (1800-1823), m. G. C. di Häffelin, era vescovo titolare di Chersoneso (antica colonia greca nella Crimea).

XXXIII. VESCOVI ED EPARCHI
'Vescovo' deriva da epískopos, soprintendente, 'eparco' da epí, sopra e árchein, comandare. Sono tutti termini greci antichi.
Questi vescovi, detti 'diocesani' o 'residenziali' per distinguerli dai 'titolari' sono le guide spirituali d'una diocesi (od eparchia, in Oriente); devono aver ricevuto l'ordine sacro dell'episcopato ed esser in comunione con il Sommo Pontefice.
«Come Pietro e gli altri apostoli costituirono per volontà di Cristo un unico collegio apostolico, così il papa e i vescovi sono uniti fra di loro. Il collegio o corpo episcopale non ha però autorità se non lo si concepisce in unione con il papa, quale suo capo, integra restando la sua potestà di primate su tutti i membri della Chiesa; il collegio esercita la sua potestà in modo solenne nel concilio ecumenico confermato dal papa.»
«Il modo di eleggere i vescovi ha subito molte variazioni nel corso dei secoli: elezione del clero e del popolo, designazione da parte del sovrani con relativa istituzione canonica da parte della Santa Sede, elezione» da parte «dei capitoli metropolitani, designazione diretta della Santa Sede. Attualmente si seguono procedure, diverse da Paese a Paese, anche se in generale i poteri discrezionali di Roma si sono notevolmente ampliati»: in Italia ci va il beneplacito del Ministero degli Interni, mentre nella Repubblica Popolare Cinese i vescovi sono nominati dalle autorità, il che ha comportato di fatto uno scisma.
In Italia ci sono degli eparchi a Lungro in Calabria e Piana degli Albanesi in Sicilia; essi sono i capi della Chiesa italo-albanese e sono immediatamente soggetti alla S. Sede.
Il blasone, sia dei vescovi titolari che diocesani, è sormontato da un cappello di colore verde con sei fiocchi dello stesso colore per ciascun lato; dietro lo scudo una croce, in palo.

Altri vescovi
I vescovi coadiutori sono degli ausiliarî con diritto di successione al vescovo che assistono; i vescovi emeriti sono gli ex vescovi d'una sede che han dovuto abbandonare per età, malattia od altro.

I principi vescovi
Nel medioevo accade che a certi vescovi residenziali ed a certi abati venissero concesso in feudo il territorio della sua sede: si parlò così di “vescovi-conti” o “principi vescovi”; finite le guerre napoleoniche, rimangono oggidì solo piú due vescovi con un (seppur platonico) titolo temporale:
- il vescovo di Urgell, che assieme al Capo di Stato francese detiene la “sovranità congiunta” sul principato d'Andorra (che di fatto è una repubblica parlamentare ed è grande come la provincia di Gorizia). Curiosamente, Urgell non è ad Andorra ma in Spagna. L'attuale vescovo di Urgell è m. Giovanni Enrico Vives Sicília.
- il papa (sovrano dello Stato della Città del Vaticano). L'attuale papa è Benedetto XVI

Per curiosità del lettore, diremo che i principi vescovi ponevano dietro il loro scudo una spada incrociata in decusse con un pastorale. La spada ricordava il loro potere di comminare la pena capitale.

XXXIV. ARCIVESCOVO TITOLARE
È come i vescovi titolari, ma con un grado onorifico superiore; generalmente questa dignità vien concessa a prelati del Vaticano od a nunzî papali.
Il blasone degli arcivescovi è sormontato da un cappello di colore verde con dieci fiocchi dello stesso colore per ciascun lato; dietro lo scudo è posata una croce doppio traversa, posta in palo.

XXXV. ARCIVESCOVO (RESIDENZIALE)
Nel rito latino, questo titolo spetta ai vescovi metropolitani, con qualche eccezione: per es., in Italia c'è una quindicina di arcivescovi suffraganei (cioè sottoposti ad un altro arcivescovo), quasi tutti nel Sud; Udine, Lucca e Gaeta, invece, sono diocesi senza suffraganee, che quindi dovrebbero essere solo vescovadi ma che però son state elevate dal papa al grado arcivescovile.(4) In genere tutte le piú importanti città cattoliche hanno un arcivescovo.
L'arcivescovo ha una «limitata giurisdizione» sui suoi vescovi suffraganei.
Sia che l'arcivescovo sia titolare sia che sia diocesano, il suo stemma è sormontato da un cappello di colore verde con dieci fiocchi dello stesso colore per lato, ai quali pende il pallio; dietro lo scudo è posata una croce a doppia traversa, posta in palo. Gli arcivescovi armeni in piú posano in decusse dietro lo scudo anche due pastorali, uno di foggia latina e l'altro di foggia orientale.

XXXVI. IL PRIMATE
'Primate', da primus, è un titolo onorifico riservato al vescovo della diocesi anticamente piú importante di un Paese; il primato oggi non comporta altro che alcuni privilegi di etichetta, ma nei tempi in cui le comunicazioni con Roma erano molto lente ed insicure ed in cui l'infallibilità papale non era un dogma, il primate rivestiva un certo ruolo nella conduzione delle Chiese locali.
Per la curiosità del lettore, elenchiamo qui alcuni primati, nazione per nazione, comprese quelle non piú esistenti. In genere si tratta di arcivescovi e perciò segniamo solo il nome della sede.

Aragona-Tarragona (col nome di primate di Spagna); precedentemente conteso fra Auch e Narbona

Australia-Sydney

Austria-Salisburgo (dal 1648)

Belgio-Malines-Bruxelles (Mechelen-Brussel in fiammingo)

Brasile-Salvador

Canada-Québec

Corsica e Sardegna-Pisa

Cuba-Santiago

Dalmazia-Antivari (Bar in croato)

Filippine-Manila

Francia-Reims

Gallie-Lione

Regno di Germania (fino al 1801)-Magonza (oggi M. è ridotto ad un vescovado suffraganeo di Friburgo in Brisgovia)

Inghilterra-Canterburgo (ma fino ad Innocenzo VI fu rivendicato anche da York)

Tutta l'Irlanda-Armagh (Ard Mhacha in gaelico)

Italia-Roma (il papa)

R.o di Napoli (fino al 1860)-Salerno

Polonia-Gniezno (5)

Portogallo-Braga (6)

Scandinavia (fino alla Riforma)-Lund

Scozia (fino alla Riforma)-Edimburgo-Sant'Andrea

Tutta la Spagna (dal 1088)-Toledo

Tunisia (dal 1893)-Cartagine (residente a Tunisi)

Ungheria-Esztergom-Budapest

USA-Baltimora (7)

Lo stemma dell'arcivescovo primate è sormontato da un cappello di colore verde con dieci fiocchi dello stesso colore per ciascun lato, ai quali è appeso il pallio; dietro lo scudo è posata una croce a due braccia traverse, posta in palo.

XXXVII. ARCIVESCOVO MAGGIORE
'Arcivescovo Maggiore' è il titolo che spetta al capo di una Chiesa cattolica di rito non romano, al quale però non è stato concesso il nome di 'patriarca' perché la sua sede ha meno prestigio od antichità di quelle patriarcali. Come i patriarchi, essi vengono eletti da un sinodo dei vescovi della loro Chiesa autonoma, però a differenza dei patriarchi gli arcivescovi maggiori devono esser riconfermati dal papa. Essi sono:

il card. Lubomyr Husar, maggiore arcivescovo di Kiev e Galizia (Kjïv i Galic), nella Chiesa cattolica di rito ucraino

il card. Varkey Vithayathil, Ernakulam-Angamaly, Chiesa siro-malabarese

m. Luciano Muresan, Fagaras-Alba Iulia, Chiesa romena


XXXVIII. PATRIARCA MINORE
Il 'patriarca minore' (o 'titolare') è un titolo onorario concesso ad alcuni arcivescovi di rito romano, ma senza l'autorità che hanno i patriarchi veri e proprî (vedi sotto). Essi sono:

Venezia (eretto nel 1751), dal 2002 attualmente nella persona del card. Angelo Scola.

Lisbona (1716), dal 2002 card. Giuseppe da Cruz Policarpo

Indie orientali (Goa, 1886), dal 2004 m. Filippo Neri Antonio Sebastiano do Rosário Ferrão

Indie occidentali, eretto nel 1524 e vacante dal 1963; il titolo veniva generalmente dato al monsignore cappellano dell'esercito spagnolo (Vicario generale delle armate).

Gerusalemme dei Latini (eretto nel 1099, ridotto a titolare dopo il 1291, restaurato come residenziale nel 1847) , dal 1987 m. Michele Sabbah, il primo palestinese a ricoprire la carica.(8)

Lo stemma dei varî patriarchi è sormontato da un cappello di colore verde con quindici fiocchi dello stesso colore per ciascun lato; dietro lo scudo è posata una croce a due braccia traverse, posta in palo.

XXXIX. CARDINALE
'Cardinale' è un titolo onorifico concesso dal papa; sono cardinali di diritto i capi dei varî dicasteri vaticani ed i vescovi delle sette diocesi suburbicarie di Roma: in base al concordato, essi sono automaticamente cittadini vaticani anche se risiedono fuori di esso. Il diritto canonico così li definisce:«essi costituiscono il senato del pontefice romano; sono i suoi principali consiglieri e i suoi collaboratori nel governo della Chiesa». In concreto il titolo di cardinale dà a chi lo possiede il diritto di partecipare al conclave per l'elezione del nuovo papa.
'Cardinale' deriva da incardinatus, perché incardinato ad una chiesa di Roma (cioè teoricamente dovrebbe essere il parroco di una chiesa dell'Urbe (="titolo") come S. Agostino, Santa Maria sopra Minerva, ecc. oppure vescovo di una delle sette sottodiocesi attorno a Roma come
la Sabina, Ostia, ecc.)

«Un tempo bastavano gli ordini minori per accedere al cardinalato, ma Giovanni XXIII stabilì nel 1962 che tutti abbiano ricevuto l'ordine dell'episcopato. I cardinali hanno importanti privilegi ecclesiastici […]. Il protocollo internazionale accorda loro il grado di principi del sangue. Hanno dal 1630, per disposizione di Urbano VIII, il titolo di eminenza (agg.: eminentissimo)»: precedentemente erano detti solo “illustrissimi”. Essi «hanno il privilegio della porpora (da cui il sinonimo di “porporato”), loro concesso da Paolo II nel 1464, benché i cardinali di ordini religiosi solitamente conservino il colore della veste dell'ordine, portano la berretta e l'anello cardinalizio. […] Un'ultima traccia, del tutto formale, dell'antico diritto di alcuni sovrani cattolici (Austria, Francia, Spagna) di proporre propri cardinali (cardinales coronae) è riscontrabile nella concessione ad alcuni capi di Stato di imporre di loro mano la berretta cardinalizia.»
Gli ecclesiastici italiani un tempo componevano i 2/3 del Sacro Collegio, oggigiorno sono in minoranza.
«In virtù del motu proprio «Ingravescentem Aetatem» di Paolo VI (1970), i cardinali che hanno compiuto l'80° anno di età cessano di essere membri dei dicasteri della Curia romana e di tutti gli organismi permanenti della Santa Sede e dello Stato vaticano; inoltre non possono partecipare al conclave per l'elezione del nuovo papa.»

L'insieme dei porporati è detto “Sacro Collegio dei cardinali”. Parallelamente alla gerarchia della chiesa, ci sono tre gradi di cardinali:

c.-vescovi

c.-preti

c.-diaconi;

questa distinzione è solo onoraria; in generale “vescovi” sono i cardinali delle diocesi suburbicarie, i prefetti delle Sacre congregazioni (cioè i dicasteri vaticani piú importanti) ed i patriarchi delle Chiese cattoliche orientali, “preti” sono i cardinali che fanno i vescovi delle altre diocesi, i teologi di grande fama od i cardinali diaconi che hanno servito per piú di dieci anni, “diaconi” i capi degli altri uffici della Curia romana.
I titolari d'alcune sedi arcivescovili e d'alcune nunziature per tradizione vengono nominati cardinali dal papa, anche se questo non è un diritto ma solo un uso. Per esempio, dalla fine del '400 quasi tutti gli arcivescovi di Milano sono stati cardinali.
Oltre a queste distinzioni il diritto canonico prevede altre diverse funzioni: il cardinale decano, che è il più anziano dei cardinali vescovi e che presiede come primus inter pares il Sacro Collegio; il cardinale più anziano dell'ordine dei diaconi (decano dei diaconi), che annuncia al popolo l'elezione del nuovo papa; il cardinale-vicario, che amministra la diocesi di Roma; il cardinale camerlengo del Sacro Collegio, che presiede ai beni del Sacro Collegio.

Lo stemma del cardinale è sormontato da un cappello di colore rosso con quindici fiocchi dello stesso colore per ciascun lato.

XL. I PATRIARCHI ED IL PAPA
“Patriarca” è il titolo del vescovo a capo di una Chiesa autonoma o d'una federazione di diocesi (eparchie) locali, con giurisdizione su tutti i vescovi di tali patriarcati.

Il Papa è il vescovo di Roma e patriarca della Chiesa cattolica di rito latino (o cattolica romana). Egli è il piú alto di grado fra tutti gli altri patriarchi ed è a capo del collegio dei vescovi di tutta la cristianità cattolica. Molta della sua autorità (e dell'autorità della S. Sede) gli deriva de jure dalla sua qualifica di Patriarca dell'Occidente (e quindi capo della Chiesa romana), prima che dall'esser il capo visibile dell'insieme delle Chiese cattoliche.
È anche un Capo di Stato.

“Papa” è un titolo non ufficiale; i suoi titoli ufficiali sono: Sommo Pontefice della Chiesa Universale, vescovo di Roma, vicario di Cristo, successore di S. Pietro Capo degli Apostoli, Patriarca dell'Occidente, Primate d'Italia, Arcivescovo e Metropolita della Provincia Romana, servo dei servi di Dio.

Gli altri patriarchi guidano le Chiese di rito orientale con propria autonomia rispetto al patriarca di Roma, pur riconoscendone la supremazia; di solito vengono eletti da un sinodo dei loro vescovi; essi sono:

Antonio Naguib, patriarca di Alessandria dei copti, eletto nel 2006

Card. Nasrallah Sfeir di Reyfoun, patr. d’Antiochia dei maroniti (residente in Libano), el. 1986.

Gregorio III Laham, Antiochia (9) dei greci Melkiti, 2000

Ignazio Pietro VIII Abdel-Ahad, Antiochia dei Siriani, 2001

Mar Emmanuel III Delly, Babilonia dei Caldei (residente a Bagdàd), 2003

Nersès Bédros XIX Tarmouni, Cilicia degli Armeni (residente in Libano), 1999

Lo stemma del patriarca è sormontato da un cappello di colore verde con quindici fiocchi dello stesso colore per ciascun lato; dietro il suo scudo è posata una croce a due braccia traverse, posta in palo. Lo stemma del papa è sormontato da una mitra con una decorazione particolare; è posato su una croce processionale a 3 traverse (non sempre rappresentata), su due chiavi in decusse cui è sospeso il pallio.

NOTE
1) - Nella Chiesa Cattolica il papa fa parte dei vescovi (è il vescovo di Roma).

2) - Definizione di "Chiesa Cattolica" secondo S. Roberto Bellarmino: "La comunità di tutti i fedeli, uniti dalla professione della medesima fede e dalla partecipazione ai medesimi sacramenti, sotto l'autorità dei pastori legittimi, particolarmente del romano pontefice."

3) - In tutto i riti cattolici sono:

ambrosiano (usato a Milano e poi rimpiazzato dal latino)

armeno

bielorusso

braghese

bizantino

cartuso

caldeo

carmalita

copto

dominicano

etiopico

lionese

maronita

melkita

malankarese

mozarabo (oggi in uso solo in poche chiese di Toledo)

rumeno

ruteno

slovacco

siro-malabarese

siriano

ucraino

oltre ovviamente al romano o latino, riformato prima da Innocenzo III, poi da Pio V (1570) dopo il Concilio di Trento ed infine da Paolo VI (1969) dopo il Vaticano II.

4) - Questo è un discorso diverso da quello delle diocesi immediatamente soggette alla S.S., per cui occorre vedere più in alto; comunque alcuni dei vescovi imm. sogg. hanno il titolo extra-ordinario di arcivescovo.

5) - Si pronuncia "ghgnesno"; il suo nome tedesco è Gnesen.

6) - Perse importanza quando nel secolo XVIII Lisbona fu eretta a patriarcato.

7) - In realtà l'arcivescovo di Baltimora non porta il titolo di primate ma gode degli stessi privilegi di un primate.

8) - Due furono i patriarchi di Gerusalemme eletti Pontefici: Giacomo Pantaleon (Urbano IV) e Gian Antonio Facchinetti (Innocenzo IX).

9) - Innumerevoli divisioni dottrinarie hanno fatto si che il patriarcato di Antiochia, eretto - si dice - da S. Pietro apostolo, avesse quattro o cinque titolari di riti e Chiese diverse; ce n'è anche un paio di ortodossi e ce ne fu uno latino (ai tempi delle crociate, dal 1100 al 1268).


Questo documento (che riflette la situazione a fine Ottobre 2006) è stato composto partendo da una pagina scaricata dal sito www.brainyencyclopedia.com, integrata con informazioni raccolte dall'Enciclopedia multimediale Rizzoli-Larousse, che compaiono sempre fra « », e da alcuni siti di araldica sull'interrete. Per chi ne vuol sapere di piú, e conosce l'inglese, consiglio una visita sull'enciclopedico sito www.catholic-hierarchy.org.

Ultimo aggiornamento Giovedì 16 Settembre 2010 13:50
 
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